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El Sass del Bargianella

“Il Sasso del Bargianella”

A Madonna di Campiglio tutti conoscevano il Bargianèla e tutti apprezzavano il buon vino che mesceva nella sua osteria al Palù. Il Bargianèla e la sua locanda erano diventati, ormai, due vere e proprie istituzioni della zona: chi voleva trascorrere una serata in compagnia di ottimo vino e di storie mirabolanti, non doveva far altro che salire al Palù, entrare nell’osteria, sedersi, ordinare da bere e mettersi ad ascoltare l’oste.

Quella sera, però, il Bargianèla arrivò in ritardo all’appuntamento con i suoi avventori. Entrò nella locanda che era già buio e si lasciò andare sulla prima seggiola a portata di mano.

- Amici miei, sapeste che m’è accaduto! – esclamò, cercando di lisciare i capelli che gli si erano rizzati in capo. -Un boccale di vino, presto… ne ho proprio bisogno!

-Su, dài, racconta allora!

-Già, adesso vi dico… ma lasciatemi prima bere… ecco, ora va meglio.

Lo sapete, no?, che domenica è la festa della Madonna di Campiglio. Bene, che faccio, stamattina, come ogni anno? Mi alzo presto, mi vesto a puntino e salgo a malga Ritort a comprare un vitello.

Avrò bisogno d’un bel po’ di carne, se voglio soddisfare tutti i pellegrini, i mercanti e i compaesani che festeggeranno la nostra patrona! Arrivo alla malga, scelgo il vitello, lo pago e mi accordo sulla consegna. Poi, tranquillo e beato… era un bel po’ di tempo che non me ne andavo in giro per queste nostre belle montagne… prendo la strada del ritorno. Giunto all’altezza di un grosso masso, chi ti vedo venirmi incontro? Un’orsa gigantesca, cari miei, accompagnata da due orsacchiotti saltellanti. Lei, la madre, non era affatto simpatica e giocherellona come i suoi due cuccioli! M’è balzata addosso, sfiorandomi con artigli affilati e lunghi così: per fortuna c’era quel macigno alto a sufficienza per mettermi in salvo e con due balzi l’ho raggiunto, arrampicandomi sulla cima.

Avreste dovuto vedermi: io, dall’alto, che con il bastone picchiavo a più non posso sulla testa di quel maledetto mostro. l’altra, l’orsa, che digrignava le zanne, sbuffava e sbavava inferocita! I due orsacchiotti, intanto, ai quali evidentemente non interessava la fine che mi attendeva, avevano raggiunto un boschetto lì vicino. E adesso che cosa potevo fare? Restare lassù tutto il pomeriggio, la notte e, magari, il giorno dopo? Se mi fossi addormentato, sarei scivolato di sotto e… E qui ebbi un’idea geniale.

Non mi trovavo in quel frangente a causa, cioè, per merito della nostra Madonna? Bene: proprio a Lei mi rivolsi. «Madonna di Campiglio -urlai tra una bastonata e l’altra, – Madonnina bella, aiutami tu! Liberami da questo mostro e lasciami tornare a casa!». Non avevo nemmeno terminato la mia supplica, che dal bosco si alzò un urlo di spavento. In un primo momento pensai fosse un bambino che era caduto, che s’era fatto male: anche quello, ci mancava, un bimbetto innocente divorato da un’orsa e dai suoi cuccioli! Al secondo urlo, invece, fu l’orsa a bloccarsi, ad alzare il muso in alto e ad annusare preoccupata in quella direzione. Al terzo urlo, tutto fu chiaro: quello, era uno dei due orsacchiotti che stava chiamando sua madre per essere tolto da chissà quale impiccio. L’orsa non attese oltre: abbandonò me e il masso e si precipitò brontolando in aiuto al figlioletto. Da parte mia, la fretta fu ancora maggiore: ringraziai sottovoce la Madonnina di Campiglio, saltai giù dal sasso e… e… ed ecco mi qua, a raccontarvi la mia avventura!».

In ricordo di quel brutto incontro, il Bargianèla fece dipingere un ex-voto, che appese alla parete della chiesa dedicata alla Madonna di Campiglio. Quel macigno, poi, che lo aveva salvato dagli artigli dell’orsa inferocita, ancora oggi è chiamato il Sasso del Bargianèla.


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