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La leggenda degli Orti della Regina

Molto e molto tempo fa, quando la Rendena era abitata da piccole comunità d’uomini dediti alla caccia e alla pastorizia, la tranquillità di quei luoghi venne rotta dall’arrivo di una strana comitiva. Sarà stato un centinaio d’uomini in tutto: se erano soldati, le loro divise lacere e sporche stavano a indicare un alto grado di povertà. Se erano pellegrini, che ci stavano a fare lance, archi e frecce nelle loro mani? Silenziosi e scuri in volto, gli sconosciuti raggiunsero quella che oggi noi chiamiamo Madonna di Campiglio, e lì lasciarono la strada maestra per inerpicarsi su per il Monte Spinale.

I Rendenesi assistettero impassibili alla sfilata di quella lunga teoria di stranieri vestiti male e armati ancor peggio. E quale fu la meraviglia quando, in mezzo a loro, scorsero una bellissima donna coperta di abiti un tempo sontuosi, che cavalcava uno stupendo cavallo bianco! Il volto triste della regina – perché tale doveva essere il suo rango -e quello preoccupato degli uomini che chiudevano la fila (continuavano a girarsi indietro, come temendo di vedere da un momento all’altro le schiere di un esercito nemico) davano l’impressione che quella gente stesse fuggendo da chissà che cosa.

Piano piano, passo dopo passo, come portassero in cuore il peso di un’ enorme angoscia, i soldati e la loro regina salirono fin quasi in vetta allo Spinale e solo quando furono ai piedi del Mondifrà…

-Nostra signora -disse quello che pareva il capo del triste esercito – non sarebbe meglio fermarci quassù per far riposare gli uomini e i cavalli?

La donna misteriosa si riscosse dal torpore dei mille pensieri che la agitavano e si guardò in giro.

-Là! -disse semplicemente, indicando con la mano un pianoro difeso da alcuni massi. E in effetti quello era il luogo ideale per chi voleva nascondersi: protetto da un lato dalla montagna e dall’altro da un bastione roccioso naturale, conservava ancora un po’ di terra fertile coperta d’erba e accanto una sorgente sgorgava allegra.

I soldati si diedero subito da fare: alcuni corsero nel bosco più sotto e tagliarono una gran quantità di tronchi, coi quali costruirono in breve alcune capanne e rinforzarono le difese. Altri deviarono l’acqua della fonte per farla giungere al praticello, nel quale piantarono semi di fagioli, fave e cipolline. Altri ancora armarono gli archi e si diedero alla caccia, procurando carne fresca per la regina e il suo sèguito.

L’esercito straniero si fermò sul Monte Spinale per alcuni mesi: affascinati dal luogo tranquillo e facilmente difendibile, uomini e cavalli si riposarono, mentre la loro regina se ne stava sempre chiusa al buio della sua capanna.

Poi un giorno scomparvero: lasciarono il pianoro di notte, senza toccare capanne, palizzate e prato coltivato.

Il buio della storia li inghiottì e di loro non si seppe più nulla.

A ricordo di quello strano episodio, rimane ancor oggi quel luogo, che porta il nome di «Orti della regina»: e chi lo raggiunge in tarda primavera, può raccogliere delle ottime cipolline selvatiche, con cui insaporire la propria tavola.


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